Glossario tesi: cos’è, come farlo ed esempi pratici

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A cura della Redazione di Consulenza Tesi  ·  Aggiornato il 2 ottobre 2026

Il glossario della tesi è un elenco in ordine alfabetico dei termini tecnici, specialistici o stranieri usati nel testo, ciascuno con una definizione breve. Serve a spiegare al lettore il lessico della tua disciplina senza interrompere il flusso di lettura. Si inserisce di solito dopo l’indice o prima della bibliografia, ed è utile soprattutto nelle tesi con molti termini tecnici.

Non è una sezione obbligatoria in ogni tesi di laurea triennale o magistrale. Quando però il tuo lavoro usa un linguaggio settoriale, un glossario ben fatto fa capire al relatore e alla commissione che hai il controllo dei concetti che usi. In questa guida trovi come scegliere i termini, come scrivere le definizioni, dove collocarlo, come impaginarlo in Word e un esempio di voci già pronto.

Cos’è un glossario della tesi e a cosa serve

Il glossario è un elenco di termini tecnici che raccoglie e definisce, in modo sintetico, i termini chiave usati nella tua tesi che il lettore medio potrebbe non conoscere. A differenza del dizionario, non spiega tutte le parole: spiega solo quelle che usi tu, con il significato preciso che hanno nel tuo lavoro.

Il suo scopo è agevolare la consultazione della tesi. Serve a guidare il lettore: gli fornisce una spiegazione dei termini rapida, senza costringerlo a cercare altrove, e a te evita di ripetere la stessa definizione in più capitoli. I vantaggi concreti sono tre:

  • aiuta il lettore a comprendere meglio il contenuto, anche se arriva da un ambito diverso dal tuo;
  • aggiunge rigore, perché ti obbliga a fissare un significato univoco per ogni termine e a usarlo sempre allo stesso modo;
  • alleggerisce il corpo del testo, che non deve fermarsi ogni volta a spiegare un concetto già definito.

Quando conviene includere un glossario

Conviene includere un glossario quando la tesi contiene molti termini tecnici, specialistici o poco conosciuti, oppure quando affronti un tema interdisciplinare che mescola linguaggi diversi. Tesi di economia, informatica, medicina, giurisprudenza e linguistica ne beneficiano spesso.

Se invece i termini tecnici sono pochi e già spiegati direttamente nel testo, puoi farne a meno. In caso di dubbio, chiedi al relatore: alcuni dipartimenti lo richiedono, altri lo considerano superfluo nelle tesi triennali.

Come fare il glossario della tesi: una guida pratica

Per creare un glossario efficace ti servono quattro passaggi: raccogliere i termini mentre scrivi, selezionare quelli davvero utili, scrivere definizioni chiare e ordinarle alfabeticamente. Non è un lavoro lungo, ma per costruire un glossario ben fatto servono attenzione e rigore.

Quali termini inserire nel glossario

Nel glossario vanno i termini specifici che un lettore colto ma non specialista non capirebbe da solo. Uno degli errori più comuni è inserirne troppi o, al contrario, troppo pochi. Il segreto sta nella scelta accurata, guidata da criteri precisi.

I termini da includere sono in genere:

  • tecnici e specialistici, cioè quelli che appartengono in modo specifico al tuo campo di studio;
  • poco comuni o usati con un significato diverso da quello del linguaggio corrente;
  • acronimi o sigle, se ricorrono spesso nel testo e richiedono una spiegazione;
  • termini stranieri non entrati nell’uso comune;
  • neologismi o termini coniati da te per descrivere un concetto della ricerca.

Ricorda di non esagerare. Se una parola è spiegata chiaramente nel testo o compare una sola volta, probabilmente non vale la pena inserirla. Un buon metodo è segnare i termini man mano che scrivi, per esempio evidenziandoli in giallo nel file, e rivederli alla fine tenendo solo quelli veramente utili.

Come redigere le definizioni dei termini

Una definizione chiara e concisa spiega il termine in una o due frasi, con parole più semplici del termine stesso e senza opinioni personali. Deve bastare da sola: il lettore non deve tornare al capitolo per capirla.

Le caratteristiche da rispettare sono tre:

  • chiarezza, per rendere il concetto accessibile anche a chi non è esperto;
  • precisione, perché i termini tecnici richiedono rigore e un significato univoco;
  • brevità, di solito da una a tre righe per voce.

Per costruire le definizioni usa fonti autorevoli come manuali, articoli scientifici e glossari accademici, e se riprendi una definizione da un autore citala secondo lo stile di citazione adottato nella tesi. Evita le definizioni circolari, cioè quelle che spiegano un termine usando lo stesso termine, e controlla che non ci sia mancanza di coerenza tra il glossario e il testo principale.

Come ordinare le voci: l’ordine alfabetico

Le voci del glossario si dispongono in ordine alfabetico, perché è il modo più rapido per trovare un termine. Gli acronimi si ordinano in base alle lettere della sigla, non in base alla forma estesa.

Qualche regola pratica per l’ordinamento alfabetico:

  • scrivi il termine con l’iniziale maiuscola solo se è un nome proprio o una sigla;
  • per i termini stranieri usa il corsivo, per esempio peer review, e ordinali come gli altri;
  • se una tesi molto ampia tocca più ambiti, puoi dividere il glossario in sezioni tematiche, mantenendo l’ordine alfabetico all’interno di ciascuna.

Glossario, elenco delle abbreviazioni e note a piè di pagina

Il glossario spiega il significato dei concetti, mentre l’elenco delle abbreviazioni scioglie soltanto le sigle. Se nella tesi triennale o magistrale ci sono poche abbreviazioni, puoi inserirle direttamente nel glossario, con forma estesa e definizione.

Se invece le sigle sono molte, ad esempio in una tesi di giurisprudenza piena di riferimenti normativi, conviene creare un elenco separato delle abbreviazioni e lasciare nel glossario solo i concetti. Le note a piè di pagina restano utili per spiegare direttamente nel testo un termine che compare una sola volta o che richiede un approfondimento legato a quel punto preciso del testo.

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Esempio di schema glossario tesi

Un glossario ben fatto ha una struttura ordinata: termine in grassetto, eventuale forma estesa tra parentesi, due punti e definizione in corpo normale. Come ogni parte della tesi, anche il glossario ha bisogno di una formattazione che ne favorisca la leggibilità.

Glossario tesi: esempio di voci di discipline diverse

Ecco un esempio pratico di sei voci, prese da ambiti di studio diversi, che puoi usare come modello per il tuo glossario.

  • Anamnesi (medicina): raccolta delle informazioni sulla storia clinica del paziente, svolta dal medico attraverso domande mirate prima della visita.
  • Bias di conferma (psicologia): tendenza a cercare e privilegiare le informazioni che confermano le proprie convinzioni, trascurando quelle che le contraddicono.
  • CRM (Customer Relationship Management, economia): sistema per gestire le relazioni con i clienti, che raccoglie e analizza i dati delle interazioni commerciali.
  • Dolo (diritto penale): coscienza e volontà di commettere un fatto previsto dalla legge come reato.
  • Machine learning (informatica): insieme di metodi che permettono a un sistema di migliorare le proprie prestazioni imparando dai dati, senza essere programmato regola per regola.
  • T-test (statistica): test che confronta le medie di due gruppi per verificare se la differenza osservata è statisticamente significativa.

I termini cambieranno in base al tema della tua tesi, ma la struttura di ogni voce deve restare la stessa dall’inizio alla fine: chiara, utile, sintetica.

Dove inserire il glossario nella struttura della tesi

Il glossario può essere inserito nelle pagine iniziali, dopo l’indice generale e dopo l’indice delle figure e delle tabelle, oppure nella parte finale, prima della bibliografia, dopo la bibliografia o tra le appendici. Entrambe le soluzioni sono corrette.

La posizione iniziale aiuta il lettore a familiarizzare con i termini chiave prima di approfondire la lettura. La posizione finale è più comune nelle tesi umanistiche. Controlla sempre il regolamento del tuo ateneo o le indicazioni del relatore, e ricordati di inserire il glossario nell’indice con il suo numero di pagina.

Come impaginare il glossario in Word

In Word il modo più semplice per impaginare un glossario è usare una tabella a due colonne senza bordi: nella prima il termine, nella seconda la definizione. In alternativa puoi usare paragrafi con il termine in grassetto e un rientro sporgente.

Ecco come procedere:

  • crea un titolo «Glossario» con lo stile Titolo 1, così compare in automatico nell’indice;
  • inserisci una tabella a due colonne (Inserisci, Tabella) e poi rimuovi i bordi;
  • scrivi tutte le voci e ordinale con il comando Ordina della scheda Layout tabella, che le mette in ordine alfabetico in un clic;
  • usa lo stesso carattere e la stessa interlinea del resto della tesi, con una spaziatura chiara tra una voce e l’altra.

Come esempio di partenza, copia nella tabella le sei voci viste sopra e adattale alla tua tesi. Se usi LaTeX, il pacchetto glossaries genera il glossario in automatico a partire dalle voci che definisci nel documento.

Si può usare ChatGPT per creare il glossario?

Puoi usare ChatGPT o altri strumenti di intelligenza artificiale per trovare i termini candidati o per una prima bozza, ma ogni definizione va verificata su fonti autorevoli e riscritta con le tue parole. Le definizioni generate possono essere imprecise o non coerenti con il significato che dai al termine nella tesi. Controlla anche il regolamento del tuo ateneo sull’uso dell’intelligenza artificiale.

Glossario e abstract: due elementi chiave della tesi

Glossario e abstract lavorano insieme: l’abstract riassume la tesi in poche righe e usa spesso termini tecnici senza spiegarli, il glossario li definisce. Per questo i termini chiave dell’abstract dovrebbero comparire anche nel glossario, se rientrano nei criteri visti sopra.

Consigli per integrare glossario e abstract

Per collegare le due sezioni basta un richiamo esplicito e un controllo di coerenza tra i termini. In pratica:

  • se l’abstract contiene termini complessi, aggiungi un breve richiamo al glossario, ad esempio: «Per la definizione dei principali concetti utilizzati, si veda il glossario a p. XX»;
  • assicurati che ogni termine tecnico dell’abstract sia presente anche nel glossario, con lo stesso significato;
  • evita di ripetere intere definizioni nell’abstract: resta sintetico e rimanda alla sezione apposita.

Domande frequenti sul glossario della tesi

Il glossario è obbligatorio nella tesi di laurea?

No, il glossario non è obbligatorio nella maggior parte delle tesi di laurea. Diventa utile, e a volte richiesto dal relatore, quando la tesi usa molti termini tecnici, sigle o parole straniere. Se i termini specialistici sono pochi e li spieghi già nel testo, puoi ometterlo senza problemi. Verifica comunque le linee guida del tuo dipartimento.

Quanti termini deve contenere un glossario?

Non esiste un numero fisso di termini da inserire. Conta l’utilità: inserisci solo le parole che un lettore non specialista non capirebbe e che ricorrono nella tesi. In una tesi triennale spesso bastano poche voci, in una magistrale molto tecnica possono essere di più. Se il glossario supera di molto le altre sezioni accessorie, probabilmente contiene termini superflui.

Dove si mette il glossario nella tesi?

Il glossario si mette di solito dopo l’indice, e dopo l’eventuale indice delle figure e delle tabelle, oppure alla fine della tesi, prima o dopo la bibliografia o tra le appendici. Entrambe le posizioni sono accettate. Scegli quella indicata dal tuo ateneo o dal relatore e riporta il glossario nell’indice con il numero di pagina.

Le abbreviazioni vanno inserite nel glossario?

Le abbreviazioni possono stare nel glossario se sono poche: in quel caso scrivi la sigla, la forma estesa e una breve spiegazione. Se invece sono numerose, come capita in molte tesi giuridiche o mediche, è meglio creare un elenco delle abbreviazioni separato e lasciare nel glossario solo i concetti da spiegare.

Come si scrive una voce di glossario?

Una voce di glossario si scrive con il termine in grassetto, l’eventuale forma estesa o l’ambito tra parentesi, i due punti e una definizione di una o due frasi. La definizione deve essere chiara, neutra e comprensibile da sola, senza ripetere il termine. Per esempio: «Dolo: coscienza e volontà di commettere un fatto previsto dalla legge come reato».

In definitiva, il glossario è uno strumento che rende la tesi più accessibile e precisa, a patto di scegliere bene i termini e di curarne la forma. In consulenzatesi.net seguiamo anche questa sezione all’interno di un servizio di consulenza tesi personalizzato, insieme al resto della struttura della tesi.

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