A cura della Redazione di Consulenza Tesi · Aggiornato il 12 ottobre 2026
La premessa della tesi è una breve sezione facoltativa, di solito tra mezza pagina e una pagina, che si colloca prima dell’introduzione. Qui spieghi in prima persona perché hai scelto l’argomento, come è nato il lavoro di ricerca e cosa ti ha lasciato. A differenza dell’introduzione, non descrive obiettivi, metodologia e capitoli: racconta il contesto personale della tesi.
Spesso la premessa viene scritta all’ultimo momento, eppure è una delle prime pagine che la commissione di laurea apre. In questa guida trovi cosa inserire, quanto deve essere lunga, come si distingue da introduzione, abstract e prefazione, un esempio completo da adattare e gli errori più comuni.
Cos’è la premessa della tesi e a cosa serve
La premessa è la pagina in cui presenti la tesi come persona, prima di presentarla come studioso. Serve a dare al lettore il contesto umano del lavoro: da dove nasce l’interesse, quale esperienza lo ha orientato, cosa ha reso la ricerca importante per te.
Non è obbligatoria e molti corsi di laurea non la richiedono. Dove è prevista, o dove il relatore la consiglia, diventa un’occasione per mostrare consapevolezza del tuo percorso di studi. Non ha valore scientifico e non sostituisce nessuna parte dell’elaborato, ma prepara chi legge ad affrontare i capitoli successivi con la giusta chiave.
Dove si colloca la premessa nella struttura della tesi
Nella struttura della tesi la premessa viene dopo il frontespizio, l’eventuale dedica e l’indice, e prima dell’introduzione. Alcuni atenei la chiedono prima dell’indice: controlla sempre il regolamento del tuo corso di laurea o chiedi al relatore.
Un ordine tipico delle prime pagine è questo:
- frontespizio;
- dedica (facoltativa);
- indice;
- abstract, se richiesto;
- premessa;
- introduzione;
- primo capitolo.
Differenza tra premessa, introduzione, abstract e prefazione
Premessa, introduzione, abstract e prefazione sono quattro testi diversi, anche se stanno tutti all’inizio della tesi. La premessa è personale, l’introduzione è accademica, l’abstract è una sintesi tecnica e la prefazione è scritta da un’altra persona.
Ecco le differenze principali in sintesi:
- Premessa: chi la scrive sei tu, in prima persona. Racconta motivazioni, origine dell’interesse, difficoltà affrontate. Lunghezza: mezza pagina o una pagina. È facoltativa.
- Introduzione: sempre presente. Presenta l’argomento della tesi, la domanda di ricerca, gli obiettivi, il quadro teorico, la metodologia e una panoramica dei capitoli. Tono impersonale, lunghezza da 2 a 5 pagine circa a seconda del tipo di tesi.
- Abstract: riassunto, in genere di 150-300 parole, di problema, metodo e risultati, spesso anche in inglese. Si chiede soprattutto per tesi magistrali, sperimentali e di dottorato.
- Prefazione: testo firmato da un’altra persona, per esempio un docente o un esperto, tipico dei libri pubblicati. In una tesi di laurea è rarissima.
Premessa e introduzione: come non confonderle
La differenza tra premessa e introduzione sta nella domanda a cui rispondono. La premessa risponde a «perché proprio io ho scritto questa tesi?», l’introduzione della tesi risponde a «cosa studia questa tesi e come?».
Se nella premessa ti accorgi di elencare ipotesi, fonti o metodo di analisi dei dati, stai scrivendo l’introduzione. Se invece nell’introduzione racconti del tuo tirocinio o di una lezione che ti ha colpito, quel passaggio va spostato nella premessa. Tenere separati i due piani rende entrambe le sezioni più chiare e fa capire al relatore che conosci la struttura dell’elaborato.
Esempio di introduzione a confronto con la premessa
Il modo più rapido per capire la differenza è leggere le prime righe di un’introduzione scritta per la stessa tesi dell’esempio di premessa che trovi più avanti. Cambiano tono, contenuti e persona grammaticale.
«Il presente lavoro di ricerca analizza il rapporto tra lettura condivisa e comprensione del testo nella preadolescenza. Il quesito di ricerca è se la lettura ad alta voce in piccolo gruppo migliori la capacità di riassumere e interpretare un testo narrativo. Il primo capitolo presenta il quadro teorico, il secondo descrive la metodologia adottata, il terzo riporta l’analisi dei dati raccolti in una biblioteca di quartiere.»
Come vedi, l’introduzione deve presentare cosa intendi dimostrare e fornire al lettore una panoramica dei capitoli successivi. La premessa, invece, pone le basi personali del lavoro e spiega la motivazione che lo ha fatto nascere.
Cosa scrivere nella premessa della tesi
Nella premessa scrivi da dove nasce la tesi e perché conta per te, in poche righe ben scelte. Non esiste uno schema fisso, ma i contenuti che funzionano meglio sono sempre gli stessi.
- un breve racconto su come è nato l’interesse per l’argomento della tesi;
- il collegamento con il tuo percorso di studi, con un corso, un tirocinio o un’esperienza di lavoro;
- il problema concreto che ti ha spinto a fare ricerca, detto con parole semplici;
- eventuali ringraziamenti (se non sono in una sezione separata);
- una riflessione su difficoltà, ostacoli o momenti significativi della stesura della tesi.
Non serve inserirli tutti. Due o tre elementi sviluppati bene valgono più di un elenco completo scritto in fretta.
Quanto deve essere lunga la premessa
La premessa deve essere lunga tra mezza pagina e una pagina, cioè circa 200-400 parole. Per una tesi triennale bastano spesso 15-20 righe, per una tesi magistrale puoi arrivare a una pagina piena.
Oltre la pagina il rischio è trasformarla in un diario o in un’anticipazione dell’introduzione. Se il testo cresce, taglia gli aneddoti che non aggiungono nulla al senso del lavoro.
Stile e tono da usare
Il tono della premessa è personale ma sobrio: puoi usare la prima persona singolare, senza confidenze eccessive. Ricorda che è comunque parte di un elaborato accademico che leggeranno relatore e commissione.
Evita espressioni gergali, ironia e sfoghi sulle difficoltà incontrate. Ogni frase deve accompagnare il lettore verso la tesi: se una riga parla solo di te e non del lavoro, probabilmente si può togliere.
Ti sei bloccato su questo passaggio?
Un tutor della tua facoltà può guardare il tuo lavoro e dirti come procedere, senza impegno.
Come scrivere la premessa della tesi: guida pratica in 5 passi
Per scrivere una premessa ben strutturata ti conviene partire da appunti veloci e solo dopo costruire il testo. Questo metodo funziona per qualsiasi tesi di laurea, umanistica o scientifica.
- Scrivi la premessa alla fine. Quando hai completato i capitoli hai una visione chiara del lavoro e sai cosa ti ha davvero lasciato.
- Annota tre risposte. Perché hai scelto questo tema? Quale momento del tuo percorso lo ha fatto nascere? Cosa hai capito facendo la ricerca?
- Cura le prime righe. Apri con un fatto concreto (un corso, un incontro, un caso visto durante il tirocinio), non con frasi generiche sull’importanza dell’argomento. Sono le prime righe a catturare l’attenzione del lettore.
- Collega la storia alla tesi. Nella parte centrale spiega in due o tre frasi come quell’esperienza è diventata la domanda di ricerca.
- Chiudi con un passaggio verso l’introduzione. Una frase finale che apre al resto del lavoro, ed eventuali ringraziamenti brevi.
Esempio di premessa per la tesi di laurea
Qui sotto trovi un esempio di premessa scritto per una tesi triennale in Scienze dell’educazione. Usalo come modello di struttura e tono, non come testo da copiare: la premessa funziona solo se racconta la tua esperienza.
«Questa tesi nasce in una biblioteca di quartiere, durante il tirocinio del secondo anno. Ogni martedì pomeriggio affiancavo un gruppo di ragazzi delle medie nei compiti, e mi sono accorta presto che molti di loro leggevano bene ad alta voce ma faticavano a dire cosa avessero appena letto. Da quella osservazione è nata la domanda che ha guidato il mio lavoro: quanto incide la lettura condivisa sulla comprensione del testo nella preadolescenza?
Non è stato semplice trasformare un’impressione di tirocinio in un lavoro di ricerca. Ho dovuto imparare a leggere studi in inglese, a ridimensionare le mie aspettative e a distinguere quello che pensavo da quello che potevo dimostrare. È stata la parte più faticosa e, a conti fatti, quella che mi ha insegnato di più.
Ringrazio la professoressa che ha seguito questo lavoro con pazienza, le educatrici della biblioteca che mi hanno aperto le porte del loro progetto e i ragazzi del martedì, che senza saperlo hanno scritto la prima pagina di questa tesi.»
Nota come è costruito: un fatto concreto in apertura, il passaggio dall’esperienza alla domanda di ricerca, una riflessione onesta sulle difficoltà e ringraziamenti brevi. Sono circa 200 parole, la misura giusta per una tesi triennale.
Come adattare l’esempio a una tesi scientifica
In una tesi scientifica la struttura resta la stessa, cambia solo il punto di partenza. Al posto della biblioteca puoi raccontare il laboratorio, un esperimento non riuscito o un dato che ti ha incuriosito durante un corso.
Per esempio: «L’idea di studiare la relazione tra sonno e memoria è nata durante il tirocinio in laboratorio, quando un test ripetuto a orari diversi dava risultati molto distanti tra loro». Da lì prosegui con la domanda che ne è nata e con quello che hai imparato.
Errori da evitare nella premessa e qualche consiglio utile
Gli errori più frequenti nella premessa nascono quasi sempre dalla fretta o dalla confusione con l’introduzione. Ecco quelli da controllare prima di consegnare la tesi.
- Anticipare i risultati: le conclusioni appartengono all’ultimo capitolo, non alla premessa.
- Riscrivere l’introduzione: obiettivi, metodologia e struttura dei capitoli vanno altrove.
- Allungarla troppo: oltre una pagina perde efficacia.
- Usare citazioni d’effetto: una frase celebre scollegata dal tuo percorso appesantisce il testo. È il tuo spazio, non quello di altri autori.
- Copiare un modello trovato online: una premessa generica si riconosce subito e trasmette poca cura.
L’importanza della revisione
Anche se breve, la premessa va riletta con attenzione come ogni altra parte della tesi. Correggi refusi, frasi troppo lunghe e ripetizioni, poi leggila ad alta voce per cogliere eventuali rigidità.
Considera comunque di chiedere un parere a relatore e correlatore, che meglio di altri sapranno dirti se hai prodotto una premessa sufficientemente efficace.
Domande frequenti sulla premessa della tesi
La premessa della tesi è obbligatoria?
No, in genere la premessa non è obbligatoria. È una sezione facoltativa che puoi inserire se vuoi spiegare il contesto personale del lavoro. Alcuni docenti la apprezzano, altri preferiscono partire subito dall’introduzione. Prima di scriverla controlla le linee guida del tuo ateneo e chiedi al relatore, così eviti di dover togliere una pagina all’ultimo momento.
Quanto deve essere lunga la premessa di una tesi di laurea?
La premessa deve occupare tra mezza pagina e una pagina, cioè circa 200-400 parole. Per una tesi triennale sono sufficienti 15-20 righe, per una tesi magistrale puoi arrivare a una pagina intera. Più che la lunghezza conta la densità: ogni frase deve spiegare da dove nasce il lavoro o cosa ti ha lasciato, senza ripetere quello che dirai nell’introduzione.
Qual è la differenza tra premessa e introduzione?
La premessa è un testo personale, scritto in prima persona, che racconta perché hai scelto l’argomento e come è nato il lavoro. L’introduzione è una parte accademica e sempre presente: presenta la domanda di ricerca, gli obiettivi, la metodologia e la struttura dei capitoli. In pratica la premessa spiega il perché personale, l’introduzione spiega il cosa e il come della ricerca.
Si possono inserire i ringraziamenti nella premessa?
Sì, puoi chiudere la premessa con due o tre righe di ringraziamenti, soprattutto se nella tesi non è prevista una sezione dedicata. Se invece hai una pagina di ringraziamenti alla fine, evita di ripeterli: nella premessa basta citare chi ha avuto un ruolo diretto nella nascita del lavoro, come il relatore o il tutor del tirocinio.
Quando conviene scrivere la premessa?
Conviene scrivere la premessa alla fine, dopo aver completato capitoli, conclusioni e introduzione. Solo a quel punto sai davvero cosa ti ha lasciato il lavoro e riesci a raccontarlo in poche righe. Durante la stesura puoi però tenere un file di appunti in cui annoti episodi, dubbi e idee: ti saranno utili quando arriverà il momento di scriverla. Lo stesso vale per quando scrivere l’introduzione: anche lei rende meglio a lavoro concluso.
Se vuoi un parere su premessa e introduzione o ti serve aiuto nelle parti più tecniche del lavoro, su Consulenzatesi.net puoi avere una consulenza per la stesura della tesi completa e personalizzata, costruita sul tuo argomento e sulle indicazioni del tuo relatore.
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